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Banca dati - Mosaico

Mosaic Database

Il Centro Internazionale di Documentazione sul Mosaico, ha promosso e coordinato la realizzazione di un una banca dati multimediale per la conoscenza, lo studio e la valorizzazione delle decorazioni musive. Con la collaborazione dell’ENEA di Bologna è stato progettato e realizzato un sistema informatico innovativo che consente l’archiviazione di informazioni sulle decorazioni musive utilizzabile anche in rete con modalità di accesso remoto.

Questa Banca Dati aspira a documentare tutte le tipologie di mosaico senza alcun limite cronologico o geografico, fornendo informazioni e indicando percorsi conoscitivi il più possibile esaustivi, tenendo conto delle diverse fasce d’utenza che interrogheranno il sistema, dagli studenti ai ricercatori, e fornendo più livelli di approfondimento e interfacce.

Il progetto per la banca dati ha ottenuto un finanziamento dalla Comunità Europea, grazie al quale si sono erogate borse di studio per la ricerca e l’implementazione dei dati.

La ricerca preventiva alla realizzazione del Data base è stata condotta in due direzioni: da una parte si è dovuta definire una scheda catalografica compatibile con gli standard ministeriali di censimento dei Beni Culturali, dall’altra si è dovuto concepire un sistema informatico che rispondesse a molteplici esigenze: possibilità di accesso da internet e restituzione dei dati secondo schemi e gradi di approfondimento diversi, in relazione al tipo di utenza.

L’esigenza e la necessità di catalogare i beni culturali presenti sul territorio si sono affermate alla fine degli anni ’60, portando, nel 1969, all’istituzione dell'Ufficio centrale per il catalogo, al quale si riconosceva il compito di formulare criteri uniformi per catalogare il patrimonio presente in Italia.

Nel 1975 l'Ufficio, posto sotto la responsabilità del nuovo Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, divenne l' Istituto centrale per il catalogo e la documentazione (ICCD), con le finalità istituzionali di coordinare le operazioni di catalogazione effettuate dalle singole soprintendenze.

A partire dalla seconda metà degli anni Settanta del Novecento l'ICCD si è occupato della elaborazione di metodologie per lo sviluppo della catalogazione territoriale e, contemporaneamente, ha promosso l'attività esecutiva di catalogazione e di documentazione, costituendo e gestendo il catalogo generale dei beni culturali di interesse archeologico, storico-artistico ed ambientale.

Quanto a l’utilizzo mirato e sistematico di tecnologie informatiche, esso è stato da tempo intrapreso, -per l’importante contributo che può offrire al monitoraggio e alla registrazione di dati attendibili per la conservazione e il restauro-, nell’ambito dello studio e della documentazione del mosaico antico e contemporaneo. Le possibilità di affrontare in maniera sistematica e integrata  problemi rilevanti quali lo stato dei paramenti murari, l’individuazione dei distacchi del sottofondo musivo, la mappatura dei confini tra zone originali e restaurate, il controllo delle operazioni di pulitura, hanno avvicinato in tempi recenti questo complesso campo di studi all’informatica. Nello sforzo di riversare su supporti indelebili e permanenti l’enorme quantità di dati raccolti sui materiali musivi, le nuove possibilità offerte nell’elaborazione dei dati e, in particolare, nell’interpretazione delle immagini, giocano un ruolo fondamentale nella ricerca per i potenziali di comparazione ed analisi che contengono i sistemi informatici sopra citati.

Nel corso dell’ultimo quarantennio, le nostre conoscenze sulle opere musive si sono notevolmente accresciute ed approfondite grazie alla imponente mole di informazioni prodotta in occasione dei numerosi interventi di restauro, in cui un cospicuo materiale è stato prodotto anche attraverso l’impiego di nuove tecnologie di indagine diagnostica.

Risulta quindi evidente come la creazione del database del CIDM sia stata un’operazione molto complessa. Essendo finalizzato alla documentazione e alla valorizzazione di opere musive, è stato necessario coinvolgere diverse professionalità: ai ricercatori e ai tecnici informatici si sono affiancati altri esperti afferenti i settori della storia dell’arte, delle tecniche artistiche e del restauro, nonché delle scienze bibliografiche e della documentazione.

Tutte queste professionalità sono state coinvolte, sia pure in maniera più o meno evidente e in misura diversa, nelle fasi che hanno concorso alla costruzione della banca dati: l’analisi dei requisiti, il progetto e la realizzazione del sistema informatico.

 

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Analisi dei requisiti - Scheda descrittiva per i mosaici

E’ consistita nell’individuazione e nella valutazione delle proprietà e delle funzionalità che la banca dati doveva avere. In quest’ottica è stato necessario uno studio supportato da tipologie di fonti differenti - ad esempio fonti bibliografiche o interviste agli utenti -, dall’analisi di documenti esistenti e di altre esperienze assimilabili.

Attraverso la costituzione della banca dati dedicata al mosaico il CIDM intende favorire la ricerca e lo studio del mosaico internazionale antico e moderno, relativamente alla storia, all’ermeneutica, alle influenze stilistiche, ai restauri e alla conservazione nonché sviluppare strategie che consentano a tutti gli utenti di accedere più facilmente alle risorse culturali nazionali e internazionali - patrimonio di pubblico valore - garantendo una libera circolazione della conoscenza.

Ad una prima ricognizione le tipologie di mosaico oggetto della ricerca, indipendentemente dai materiali e dalle tecniche esecutive, sono le seguenti: le decorazioni musive parietali o pavimentali legate ad immobili o distaccate, le tessiture musive provenienti da scavi archeologici, le opere musive mobili (pannelli, sculture, oggetti), le opere musive immobili (manufatti e sculture inamovibili).

Le macro-aree all’interno delle quali ricadono tutte le informazioni necessarie a descrivere in maniera esaustiva le opere musive sono le seguenti.

Dati generali e storico-artistici: descrizione e breve storia del manufatto, autore, ambito culturale, cronologia, localizzazioni georeferenziate, ubicazione, committenza, dimensioni.

Materiali e tecniche: sezione dedicata all’analisi dei materiali e delle tecniche esecutive dei mosaici antichi, ma anche di quelli moderni e contemporanei; particolare attenzione deve essere riservata ai materiali appartenenti a rifacimenti o restauri.

Stato di conservazione: analisi dello stato di conservazione attuale e di situazioni conservative pregresse, corredate da documentazione di riferimento.

Restauri : storia dei restauri e descrizione degli interventi passati, ma anche documentazione di restauri recenti.

Fonti iconografiche: fotografie, sequenze multimediali, documentazione grafica, disegni, incisioni, illustrazioni da libri, modelli iconografici di confronto, tenendo conto delle disposizioni sulla tutela.

Fonti bibliografiche e documentali: le prime descritte in codice ISBD, con localizzazione delle biblioteche che possiedono il testo, qualora questo non sia schedato nel data base del Servizio Bibliotecario Nazionale, completate da un abstract; le seconde, presenti per lo più negli archivi, con localizzazioni obbligatorie e abstract.

Condizione giuridica: informazioni riguardanti l’acquisizione (persona fisica o Ente), indicazioni relative all’attuale proprietà o pertinenza dell’opera, mutamenti di titolarità.

La definizione dettagliata dei dati, facenti capo alle aree contenutistiche sopra descritte, è stata strettamente connessa alla progettazione di una scheda appositamente elaborata per l’opera musiva e pensata per l’informatizzazione, punto di passaggio dalla fase di analisi dei requisiti a quella della progettazione in senso stretto.

Partendo da esperienze pregresse, ancorché settoriali, e, soprattutto, dagli standard catalografici ed informatici licenziati dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD) ci si è mossi, per la prima volta, verso la progettazione di una scheda che soddisfi tutti i requisiti descritti.

Le schede di catalogo proposta dall’ICCD per i beni artistici e storici (OA) sono state un punto di riferimento imprescindibile, integrate da dati derivanti da altri standard relativi sempre a beni mobili: schede per i reperti archeologici (RA) per le opere d’arte contemporanea (OCA) e le fotografie (F). Per i beni immobili si sono presi in considerazione le schede finalizzate alla catalogazione dei beni architettonici (A), dei monumenti o dei complessi archeologici (MA / CA).

Per ciò che concerne la strutturazione e l’intestazione delle informazioni bibliografiche e documentali sono state adottate le normative stabilite dall’Istituto Centrale per il Catalogo Unico (ICCU): codici ISBD M e NBM, repertori Rica ed altri ancora.

 

Il sistema informatico di gestione delle schede descrittive

Il sistema informatico per la gestione delle schede descrittive doveva presentare, dal punto di vista operativo, due caratteristiche essenziali: possibilità di accesso remoto, restituzione dei dati secondo schemi e gradi di approfondimento diversi e dipendenti dal tipo di utenza.

Da qui la necessità di un’architettura che permettesse la separazione netta tra i componenti software che  gestiscono i dati delle schede e i componenti che gestiscono il modo di presentare i dati stessi.

La parte centrale del sistema è costituita da un database a struttura relazionale (RDBMS), in tale sistema i dati vengono organizzati in tabelle messe opportunamente in relazione tra di loro definendo degli opportuni campi, chiamati campi chiave o indici.

Si è privilegiata una struttura dati la cui caratteristica fondamentale fosse la flessibilità, ovvero la capacità di adattarsi facilmente anche a modifiche profonde e sostanziali nella struttura logica della scheda descrittiva. L’aggiunta o la rimozione di campi, una loro diversa aggregazioni nelle macro-aree, un diverso ordinamento dei campi stessi e delle macro-aree, dovevano risultare operazioni con un minimo impatto sulla struttura informatica.

Il database realizzato è costituito da due classi fondamentali di tabelle: tabelle paragrafo o tabelle principali, le quali contengono i “dati” raggruppati secondo le macro-aree definite dalla scheda; ciascuna tabella si riferisce ad una macro-area specifica e, trattandosi di un RDBMS, non contiene i valori dei campi, ma le chiavi che rimandano al valore contenuto nelle tabella esterne di riferimento, inoltre le tabelle paragrafo contengono solo i campi a cui è stato associato un valore in fase di immissione dei dati;tabelle campo o tabelle secondarie, che contengono i valori dei campi e, a seconda della tipologia di quest’ultimi, si suddividono in tre classi: tabelle vocabolario chiuso, tabelle vocabolario aperto e tabelle dati esterni.

La struttura della scheda è definita da una specifica tabelle struttura che, per ciascun campo, definisce sia gli aspetti logici, quali sigla, descrizione, macro-area di appartenenza, ripetitività, sia gli aspetti informatici, come per esempio,  tipo di dato, nome della tabella esterna collegata, lunghezza.

Le scelte operate per la realizzazione della base di dati multimediale dedicata al mosaico hanno privilegiato la modularità e la flessibilità, ciò ha condotto ad un sistema aperto, che privilegia l’interattività e nel quale gli aspetti multimediali possono seguire il rapido evolversi delle tecnologie.

Il sistema si profila così, da un lato, come un valido strumento di sviluppo che offre un supporto agli esperti per  lo studio e l’elaborazione di nuove schede e, dall’altro, finisce per divenire il sistema che operativamente si prenderà carico di gestire le informazioni.

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