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Mosaici contemporanei

La collezione dei Mosaici Contemporanei, allestita al piano terra il Museo d’Arte della Città – Loggetta Lombardesca, è frutto di un’iniziativa brillante del professor Giuseppe Bovini, docente di Archeologia Cristiana presso l’Università di Bologna, che voleva valorizzare la raffinata tecnica dei mosaicisti ravennati, applicandola all’arte contemporanea.

Già nel 1951 Bovini aveva convinto il Gruppo Mosaicisti dell’Accademia di Ravenna (secondo Severini i maestri mosaicisti migliori in Italia), a riproporre, a grandezza naturale, alcuni particolari dei famosi mosaici bizantini delle basiliche ravennati. Questi sono stati portati nelle principali capitali d’Europa, con una mostra itinerante, allo scopo di divulgare l’arte musiva ravennate.

Vista la felice esperienza, Bovini decise di contattare i migliori artisti fra i contemporanei, perché creassero bozzetti di opere da realizzarsi a mosaico: un connubio fra arte della pittura e arte del mosaico in cui venissero rispettate le peculiarità di quest’ultima. L’iniziativa fu realizzata grazie ad alcuni enti cittadini fra cui il Rotary club di Ravenna, la Camera di Commercio, l’Amministrazione Provinciale di Ravenna, che sono tuttora enti proprietari.

La scelta dei candidati fu fatta con la collaborazione di Giulio Carlo Argan e Palma Bucarelli e comprese esponenti di diverse correnti artistiche: Afro, Santomaso, Corpora, Moreni, Vedova, Birolli, Cagli, Campigli, Capogrossi, Cassinari, Deluigi, Gentilini, Guttuso, Mirko, Paulucci, Saetti, Reggiani e fra gli stranieri Chagall, Sandquist e Mathieu.

I maestri mosaicisti che realizzarono i bozzetti furono: Cicognani, Medici, Molducci, Morigi, Musiani, Papa, Rocchi, Signorini, tutti della Bottega del mosaico diretta da Giuseppe Salietti. Mathieu e Deluigi scavalcarono la fase preparatoria del cartone realizzando personalmente il mosaico con l’aiuto di alcuni mosaicisti del gruppo.

La “Mostra dei Mosaici Moderni”, fu inaugurata il 7 giugno 1959, e resta, per la grande qualità delle opere e per il prestigio degli autori, una fra le più illustri testimonianze della produzione artistica della seconda metà del Novecento. Costituisce un fondamentale esperimento del possibile connubio tra i linguaggi dell’arte contemporanea e le soluzioni espressive del mosaico.

La raccolta dimostra anche l’attualità delle opere musive autonome, affrancate dalla tradizionale destinazione architettonica, permettendo un rapporto più diretto con la suggestione cromatica e tattile delle tessere.

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