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La casa di Nostra Donna. Immagini e ricordo di Santa Maria in Porto Fuori

Dante Alighieri, Paradiso XXI, 121-123

MAR – Museo d'Arte della città di Ravenna

6 novembre 2016 – 8 gennaio 2017

 

Curatore: Alessandro Volpe

 

Enti organizzatori: Comune di Ravenna - Assessorato alla Cultura, MAR Ravenna

 

In collaborazione con: Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna

 

Con il contributo di: POR FESR Emilia-Romagna 2014/2020, Unione Europea Fondo Europeo di sviluppo regionale, Regione Emilia-Romagna

 

Si ringrazia: Achidiocesi di Ravenna e Cervia,  Istituzione Biblioteca Classense, Polo Museale dell’Emila-Romagna Museo Nazionale di Ravenna

 

Conferenza stampa:

 

Vernice riservata alla stampa:

 

Inaugurazione: sabato 5 novembre 2016 ore 18.00

 

Orari:  martedì - domenica 9-18, chiuso lunedì

la biglietteria chiude mezz’ora prima

aperture festive: 8 dicembre, 26 dicembre(9-18) e 6 gennaio

 

Ingresso libero

 

Il 5 novembre 2016 inaugurerà un’esposizione temporanea al MAR Museo d'Arte della città di Ravenna dedicata alla chiesa di Santa Maria in Porto Fuori. L'iniziativa ideata e curata da Alessandro Volpe in collaborazione con la Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, vuole riconsegnare alla cittadinanza il ricordo e le immagini della chiesa dal Settecento ai nostri giorni. Verranno esposte opere che in vario modo hanno rappresentato la basilica e la sua decorazione trecentesca.

La chiesa di Santa Maria in Porto Fuori fu distrutta da un bombardamento alleato il 5 novembre del 1944. Si tratta di una delle più gravi perdite  subite dal patrimonio artistico italiano durante un conflitto bellico, ma la memoria del monumento e della sua tragica sorte si va perdendo di anno in anno. Attraverso una ricostruzione virtuale, presentata per la prima volta in questa occasione, sarà possibile visitare nuovamente quello straordinario edificio caratterizzato dai magnifici affreschi di scuola riminese del Trecento. L’iniziativa,promossa dal Museo d'Arte della città di Ravenna, ideata e curata da Alessandro Volpe, docente di Storia dell’Arte Medievale presso l’Università di Bologna, in collaborazione con la Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, vuole riconsegnare alla cittadinanza il ricordo e le immagini della chiesa dall’Ottocento ai nostri giorni. Verranno esposte opere che in vario modo hanno rappresentato la basilica e la sua decorazione trecentesca.

L’immagine virtuale della chiesa è stata realizzata da Simone Zambruno, Antonino Vazzana e Ilaria Valentino presso Fr@me Lab (Laboratorio fotografico e multimediale del Dipartimento di Beni culturali dell’Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, sede di Ravenna). L’intero progetto è stato curato dal prof. Alessandro Volpe, in collaborazione con la Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e  l’Istituzione Biblioteca Classense.

Vari tipi di postazioni tecnologiche saranno approntate per poter permettere ai visitatori un’articolata esperienza dell’edificio ricostruito che potrà essere visitato virtualmente o contemplato in un filmato autoriale, girato nello “spazio digitale” dal regista e poeta Stefano Massari.

Questa odierna rappresentazione della chiesa è esposta accanto ad altri episodi più antichi: i disegni di Felice Giani, gli appunti ottocentechi di Cavalcaselle, che per primo ricondusse gli affreschi in ambito riminese, e le fotografie che in varie epoche dovumentarono le forme del monumento, fino a quelle che ne mostrano le macerie. Alcune importanti opere pittoriche saranno esposte per documentare l’altissima qualità della pittura riminese del Trecento e la colta, sofisticata maniera di Pietro da Rimini in particolare.

Come per fare da sponda alla memoria digitale che si imporrà attraverso la ricostruzione virtuale, sarà proposto un filmato documentario che raccoglie le testimonianze viventi della chiesa, della sua vita sociale e devozionale e della sua distruzione (ricerche di Elena Pirazzoli, regia di Fabrizio Varesco). A tal fine il Comune di Ravenna ha promosso una ricerca sul territorio volta a rintracciare ogni sorta di ricordo, foto di famiglia o altra documentazione, ed in questo senso è stata preziosa la collaborazione del Comitato cittadino di Porto Fuori.

Grazie ai finanziamenti dell’Asse 6 del POR FESR 2014 – 2020 della Regione Emilia Romagna il Mar sarà in futuro sede del Laboratorio Urbano di Ravenna, luogo di elaborazione delle strategie delle città attrattive e partecipate, punto d’incontro fra nuove tecnologie, inclusione e cultura. L’acquisto di parte delle attrezzature di mostra – primo appuntamento di questo nuovo percorso - è stato possibile in questo contesto.

 

La chiesa

Santa Maria in Porto Fuori ebbe una particolare importanza nel contesto devozionale ravennate.

Nell’immaginario è legata alla conservazione della cosiddetta Madonna Greca: per lungo tempo si volle credere che la statua di fattura orientale, oggi in Santa Maria in Porto, fosse giunta miracolosamente fino all’antica chiesa in Porto Fuori, affidandosi alle cure di Pietro degli Onesti, detto il Peccatore.

Dal XII secolo fu un luogo di preghiera e di pellegrinaggio, governata dai canonici regolari portuensi.

Ospitò un importante ciclo di pittura murale di cultura riminese trecentesca attribuito a Pietro da Rimini, sulle pareti gotiche sollevate in una ricostruzione databile nel 1314 e, nel secolo successivo, accolse la meravigliosa pala d’altare del ferrarese Ercole de Roberti, oggi nella Pinacoteca di Brera a Milano.

Fra Sette e Ottocento ebbe una parte nel rifondare un’immagine storica e artistica della città. Era citata nella Commedia dantesca (la casa / di Nostra Donna in sul lito adriano; Paradiso XXI, 121-122) e si diffuse la convinzione che gli affreschi fossero di mano di Giotto.

Nel Novecento fu oggetto di ricerca storica e storico artistica, ma il 5 novembre del 1944 fu completamente distrutta da un bombardamento alleato. Negli anni Novanta i pochi frammenti di pittura sopravvissuti alla guerra furono rubati dalla chiesa ricostruita.

Oggi la memoria della chiesa sussiste solo fra gli anziani ravennati e la comunità degli studiosi, ma la sua ricostruzione digitale affida alla cittadinanza un’immagine che rischiava di perdersi definitivamente e ne fa una sorta di ricordo condiviso.

 

 

Alessandro Volpe è professore associato di Storia dell'Arte medievale presso il Dipartimento di Beni culturali di Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, sede di Ravenna. Si è occupato in diverse occasioni di pittura trecentesca e in particolare anche di pittura riminese, su cui ha scritto i volumi: Giotto e i Riminesi (per la Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, Milano, Federico Motta editore, 2002), Giuliano da Rimini. Il polittico dell'Incoronazione della Vergine (Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, 2004); e i saggi: L'insegnamento di Giotto a riminesi e marchigiani, in Giotto e il Trecento, catalogo della mostra a cura di A. Tomei, Roma, 2009; Giotto a Rimini, in Il Tempio Malatestiano di Rimini, a cura di A. Paolucci, Modena, F.C. Panini, 2010.

Elena Pirazzoli, giornalista pubblicista, ha conseguito un PhD in Storia dell'arte e un Post-doc in Scienze storico-artistiche (Università di Bologna). Si occupa di progetti culturali, ricerca, giornalismo ed editoria, in particolare nell'ambito della cultura visuale e degli studi memoriali. Collabora con alcune riviste (in particolare per il sito web della Rivista il Mulino) e con fondazioni legate a luoghi di memoria (Scuola di Pace di Monte Sole, Villa Emma di Nonantola, Fondazione Fossoli) per lo sviluppo di progetti culturali.

Fabrizio Varesco vive e lavora a Ravenna, dove dirige la Varesco Produzioni, specializzata in documentari a carattere culturale, didattico e artistico.  Dal 1976 al 1984 svolge la sua attività in ambito prevalentemente teatrale, dove ottiene riconoscimenti e successi a livello nazionale e internazionale.  Dal 1984 si dedica alla regia e produzione di documentari. Attualmente sta lavorando alla creazione di un centro di produzione multimediale per disabili. Dal 2013 si occupa dei problemi legati alla diffusione del gioco d’azzardo e alla conseguente patologia, realizzando poi nel 2015 il documentario Game over.

Stefano Massari poeta, regista e videomaker, vive e lavora - per ora - nei dintorni di Bologna. Ha pubblicato in poesia: diario del pane (Raffaelli, 2003); libro dei vivi (Book editore, 2006); serie del ritorno (La vita felice, 2009). Libri che hanno ricevuto premi e attenzioni critiche, portando i suoi testi ad apparire su numerose riviste letterarie, antologie e su web in Italia e all’estero. Suoi progetti di videopoesia e videoarte sono stati selezionati e premiati in vari festival italiani e internazionali. È stato tra i fondatori e animatori dei progetti di letteratura e video ed eventi culturali: FuoriCasa.Poesia, land, CARTA|BIANCA. Ha curato mostre di vari artisti attivi nella zona di Bologna e provincia, e cura da oltre dieci anni i progetti video del Teatro delle Ariette, con cui ha realizzato lungometraggi in Italia e all’estero. Ha inoltre realizzato vari film documentari.

 

MAR - Ufficio relazioni esterne e promozione

Nada Mamish - Francesca Boschetti

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